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Chiesa Evangelica Valdese di Catania

Chiesa Evangelica Valdese di Catania

Waldensian Evangelical Church in Catania – Union of Methodist and Waldensian Churches – Sunday Services: 10.30 am

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Tag: Ecumenismo e dialogo

Pubblicato il 11 Maggio 2021

Che genere di peccato. Il mito di Eva

Roma (NEV), 10 maggio 2021 – Il Segretariato attività ecumeniche (SAE) di Milano propone, in collaborazione con il Centro Culturale Protestante, un seminario su un tema “ecumenicamente urgente”. Si tratta di un ciclo di quattro incontri “per andare alle radici degli stereotipi di genere nelle tre religioni abramitiche. Ebraismo. Cristianesimo. Islam”. Così si legge nella presentazione dell’iniziativa. Le date sono: 12, 17 e 27 maggio; 10 giugno.

Questa iniziativa si intitola: “Che genere di peccato. Il mito di Eva nelle religioni abramitiche. Dalle ferite alle prospettive di genere”.

A partire, ad esempio, da letture “altre” di Bereshit/Genesi 2 e 3, l’intento è quello di “decostruire l’archetipo della donna subordinata all’uomo e responsabile della perdita della cittadinanza paradisiaca, con tutto l’immaginario religioso che ne è derivato. Un’interrogazione del Corano e della tradizione islamica, sulle tracce del mito genesiaco e dell’impronta androcentrica”.

Scrivono, quindi, gli organizzatori: “Riconoscere, nei testi fondativi delle nostre fedi e nelle interpretazioni che per secoli sono rimaste univoche, le ferite di genere, forse non le rimargina. Ma diventano fessure da cui intravvedere nuove prospettive, una diversità riconciliata che rende giustizia al disegno originario di un essere umano creato a immagine e somiglianza solo in quanto maschio e femmina insieme. Peccato dimenticarsene”.

La prima ospite del percorso è Elena Lea Bartolini De Angeli, docente di Giudaismo ed Ermeneutica ebraica. Poi, Cristina Simonelli, presidente Coordinamento teologhe italiane (CTI). Interverrà successivamente Daniela Di Carlo, teologa e pastora titolare della chiesa valdese di Milano. Infine, Rosanna Maryam Sirignano, dottoressa in Studi Islamici.

Introducono i quattro incontri le presidenti di quattro associazioni impegnate nella promozione della giustizia di genere. Inizialmente Paola Cavallari, presidente dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne (OIVD). Quindi Lucia Vantini, vicepresidente CTI. Seguirà Gabriela Lio, presidente della Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI). Per l’ultimo incontro invece Paola Lazzarini, presidente Donne per la Chiesa.

I quattro incontri si terranno su Zoom.

Per informazioni e per avere il link, inviare una richiesta di partecipazione a SAE Milano: sae.gruppomilano@gmail.com

Le dirette streaming e le registrazioni saranno, inoltre, disponibili sul canale YouTube del SAE Milano.

https://www.youtube.com/channel/UCXKkd8aqwm6Uxnl9_8h68nQ

Scarica qui la locandina: Che genere di peccato.


Programma

mercoledì 12 maggio 2021, ore 18.
Elena Lea Bartolini De Angeli, docente di Giudaismo ed Ermeneutica ebraica: “Si chiamerà donna”.
Introduce: Paola Cavallari, presidente OIVD.

lunedì 17 maggio 2021, ore 18.
Cristina Simonelli, presidente CTI: Esuli figli di Eva.
Introduce: Lucia Vantini, vicepresidente CTI.

giovedì 27 maggio 2021, ore 18.
Daniela Di Carlo, teologa e pastora titolare della chiesa valdese di Milano: Una donna libera di scegliere.
Introduce: Gabriela Lio, presidente FDEI.

giovedì 10 giugno 2021, ore 18.
Rosanna Maryam Sirignano, dottoressa in Studi Islamici: Eva nel Sublime Corano.
Introduce: Paola Lazzarini, presidente Donne per la Chiesa.


Il ciclo di incontri prosegue idealmente il filone tematico dello scorso anno, che aveva per tema portante le “Donne nelle chiese e nelle comunità di fede“.

@Copyright Nev.it

Pubblicato il 19 Aprile 202128 Aprile 2021

Hans Küng divulgatore della passione per l’Evangelo

 Di Fulvio Ferrario

«Ciò che conta in definitiva è che l’essere umano – sano o malato, abile o inabile al lavoro, efficiente o inefficiente, accompagnato o abbandonato dal successo, colpevole o innocente – mantenga, con imperturbabile fermezza, durante tutta la sua esistenza e non solo alla fine, quella fiducia che con tutto il Nuovo Testamento noi chiamiamo fede. E se il suo Te Deum è per l’unico vero Dio, non per una delle molte false divinità, allora può riferire a se stesso, in qualunque situazione si trovi, le parole conclusive dell’inno, a cui attribuirà il significato di una promessa: “In te Domine speravi, non confundar in aeternum” [“in te, Signore, ho sperato, non sarò confuso in eterno”». Così, in una delle sue opere più importanti, Essere cristiani, Hans Küng riassume il messaggio della giustificazione per grazia soltanto: come pastore evangelico, ho citato mille volte questa formulazione di un teologo cattolico per indicare l’evangelo riscoperto dalla Riforma, poiché non è facile trovarne una altrettanto efficace.

In realtà, Küng, morto il 6 aprile a 93 anni, non era, rigorosamente parlando, un “teologo cattolico”. Era teologo, accademico di grande prestigio e divulgatore brillantissimo, autore di decine di libri di alto livello; ed era anche appassionatamente cattolico, legato alla sua chiesa, che criticava con enfasi ma che amava in modo viscerale. Secondo la sede romana, tuttavia, non poteva insegnare teologia a nome della Chiesa cattolica (in questo senso, dunque, non era “teologo cattolico”), in particolare perché aveva esplicitamente e pertinacemente respinto il dogma dell’infallibilità papale. Nel 1979, dunque, poco prima di Natale, gli era stata revocata l’autorizzazione ecclesiastica all’insegnamento. L’Università di Tubinga aveva reagito scorporando l’Istituto per la ricerca ecumenica dalla Facoltà di Teologia, affidandolo a Küng perché continuasse a insegnare e ad attirare studentesse e studenti nella città del Württenberg.

E pensare che questo lucernese cattolicissimo si forma alla Gregoriana, risiedendo al Germanicum, il severo collegio diretto dai gesuiti, non lontano da piazza Barberini. Il dottorato, però, lo consegue a Parigi, con una tesi, appunto, sulla giustificazione, nella quale sostiene la compatibilità della dottrina del Concilio di Trento con quella evangelica, in particolare nella formulazione di Karl Barth. Un libro che nel 1957 appare un po’ strano (Barth afferma che Küng lo ha capito benissimo, ma aveva frainteso Trento; Joseph Ratzinger scrive che l’autore aveva rettamente restituito Trento, ma non aveva compreso Barth), ma che quarantadue anni dopo sarà sostanzialmente confermato dalla Dichiarazione congiunta cattolico-luterana.

È l’inizio di una folgorante carriera, che lo porta in cattedra a poco più di trent’anni, nella prestigiosa Facoltà cattolica di Tubinga. Negli anni del Concilio, Küng è tra i portavoce del rinnovamento, ma ben presto si mostra disilluso; il suo libro su La chiesa, del 1967, rappresenta una risposta critica alla Lumen Gentium. Ma la bomba vera e propria scoppia, come abbiamo detto, con il libro sull’infallibilità, del 1970, un pamphlet efficacissimo. A differenza della maggior parte dei suoi colleghi, Küng dice pane al pane e vino al vino, nella fattispecie che il dogma dell’infallibilità è privo di basi bibliche e tradizionali. Da allora diviene il bersaglio di una persecuzione da parte del magistero romano. Molti teologi, non solo cattolici, snobbano Küng come “divulgatore”. E così egli deve “accontentarsi” di un immenso successo, accompagnato da ottimi incassi e vasta popolarità, con tanto di copertina di Time.

È vero, però, che, a partire dagli anni Settanta del Novecento, Küng si rivolge ampiamente al grande pubblico: il già citato Essere cristiani segna per molti il primo contatto con l’esegesi critica; un decennio dopo giunge la teologia delle religioni. Contemporaneamente, Küng continua la sua battaglia per il rinnovamento della Chiesa cattolica. È molto amico dei suoi colleghi evangelici tubinghesi Jüngel e Moltmann, ma litiga con loro quando cercano di spiegargli che difficilmente il papa smetterà di essere papista; in Italia, è poco apprezzato da Vittorio Subilia, che lo considera un moyenneur, come avrebbe detto Calvino, cioè un uomo del compromesso. A me è sempre parso una superstar della cultura, un uomo assai competente e un credente convinto, che trasmette con passione per l’evangelo il compito di pensare la fede. È un po’ paradossale, ma proprio leggendo lui, che voleva a tutti i costi dirsi cattolico, sono diventato protestante e anche per questo gli sono sempre stato grato.

Küng non manca di autoconsapevolezza: scrive, a esempio, un’autobiografia in tre volumi (uno in italiano), per un totale di quasi duemila pagine e si lamenta spesso per non aver ricevuto riconoscimenti ecclesiastici. Su di lui circola la seguente barzelletta. Alla morte di Giovanni Paolo II, qualche cardinale “progressista” immagina di eleggere al soglio pontificio «quel famoso professore di Tubinga. Tanto per far vedere che la chiesa cattolica non è così conservatrice». Qualcuno telefona per sondare la disponibilità, ma ottiene una risposta negativa: «Vuole rimanere infallibile!».

Vale la pena, però, rileggere questo simpatico narcisista: non è obbligatorio pensarla come lui, basta lasciarsene stimolare.

@Copyright Riforma.it

Pubblicato il 12 Aprile 202130 Aprile 2021

20 anni della Carta Ecumenica. Promuovere pace e giustizia

Dichiarazione congiunta del pastore Christian Krieger, presidente della Conferenza delle chiese europee, e del cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa. Il 22 aprile la celebrazione ecumenica online.

Foto KEK/Nikos Kosmidi

Roma (NEV), 12 aprile 2021 – “Le disuguaglianze sociali ed economiche richiedono la trasformazione dei nostri atteggiamenti e delle nostre strutture.” si legge nella dichiarazione ecumenica congiunta diramata oggi.

La dichiarazione, firmata dal pastore Christian Krieger, presidente della Conferenza delle chiese europee (KEK), e dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE), giunge in occasione dei 20 anni della Carta Ecumenica.

La Carta rappresenta uno dei pilastri dell’ecumenismo a livello europeo e riunisce le chiese protestanti, cattoliche e ortodosse.

“Le continue minacce alla democrazia e all’ambiente naturale richiedono una rinnovata attenzione alla totalità della vita – prosegue la dichiarazione –. La ricomparsa di conflitti armati e attacchi terroristici in alcune parti del continente negli ultimi anni richiede pentimento, perdono e giustizia”.

Le chiese “ridefiniscono il loro ministero nel mezzo della pandemia da Covid-19.” scrivono ancora Krieger e Bagnasco, invitando alla preghiera “perché tutti siano una sola cosa”. “Desideriamo essere strumenti per questa unità. E impegnarci nuovamente per rafforzare la comunione ecclesiale attraverso la preghiera e l’azione comuni. Offrendo al contempo il nostro servizio al mondo per la promozione della giustizia e della pace”, concludono.

La “Charta Œcumenica. Linee guida per la crescente cooperazione tra le Chiese in Europa”, è stata firmata nel 2001 dai presidenti del CCEE e della KEK. Documento fondamentale dell’ecumenismo, celebra quest’anno i suoi primi 20 anni. Leggi tutto “20 anni della Carta Ecumenica. Promuovere pace e giustizia”

Breve storia dei valdesi

https://www.youtube.com/watch?v=_4Gq0w5XWyk&t=226s

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https://www.youtube.com/watch?v=UtlCgj4uPaY

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https://www.youtube.com/watch?v=Qp05TRiZqm0
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