Il Primo Maggio del lavoro sommerso

Di Alessio Lerda

In vista della festa dei lavoratori, uno sguardo su alcune delle istanze più difficili ma anche combattive di questo periodo

La pandemia di coronavirus, unita alle misure adottate per limitarne la diffusione (soprattutto quelle a singhiozzo che hanno caratterizzato, tra gli altri paesi, l’Italia), ha dato un colpo pesantissimo al mercato del lavoro italiano.

Ad inizio aprile Istat ha pubblicato un rapporto che metteva a confronto i numeri del febbraio 2021 con quelli dello stesso mese del 2020, ovvero l’ultimo mese prima che si diffondesse anche in Italia il virus Covid-19. Basta un numero per comprendere la gravità della situazione: la diminuzione degli occupati è di 945mila unità. L’emorragia riguarda tutti i settori, anche se in modo non omogeneo, perciò non è il caso di stilare la classifica delle categorie più in difficoltà. Sono però emerse recentemente alcune nuove istanze sulle quali, in vista del Primo Maggio, ci si può soffermare per provare a tastare il polso complessivo.

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Presentazione del libro: “Pane e acqua. Dal Senegal all’Italia passando per la Libia”

Venerdì 30 aprile, ore 20:30 in diretta sulla pagina Facebook della casa editrice Villaggio Maori e, in contemporanea, sulla pagina Facebook della Biblioteca Navarria Crifò.

Parteciperanno:
Ibrahima Lo, autore
Francesca Leone, Ong Mediterranea (equipaggio di terra)
Agnese Colpani, Ong Mediterranea (medico di bordo)

Modera:
Maria Luisa Palumeri, Chiesa Evangelica Valdese di Catania

Il libro:

Ibrahima Lo è in Italia da pochi anni e ci è arrivato partendo dal Senegal, sopravvivendo ai lager libici e dopo che il gommone con tante, troppe persone a bordo su cui viaggiava è naufragato. Non un’inchiesta condotta da terze voci, ma la storia vera di chi è grato alla vita per averne ancora una e poterne scrivere, a partire dal ricordo della fame saziata a pane e acqua. Questo libro è il racconto di chi ha rischiato di morire ripetutamente nella speranza di approdare a una terra promessa, l’Europa, e che – nonostante la meta venga raggiunta – deve farei i conti con il razzismo di una società ipocrita e xenofoba, con lavori in nero e sottopagati, e una nuova vita da costruire a partire dal niente. Ma quella di Ibrahima Lo è anche la narrazione felice di una solidarietà che resiste all’oscurantismo, di persone ancora umane in grado di aiutare chi ha un’esperienza da migrante alle spalle.
Pane e acqua è il resoconto personale di chi nutre ancora il sogno di un’integrazione possibile, di chi partecipa alla speranza di un mondo realizzabile, raccontando storie di sopravvivenza e rinascita.

L’evento è organizzato dalla Biblioteca Navarria Crifò insieme alla casa editrice Villaggio Maori e a Mediterranea Catania.

Lucio Schirò: un volto e una storia da non dimenticare.

Di Livio Cinardi

Ci sono persone che attraversano il cielo del mondo come comete. Persone che irradiano tanto diffusamente da spalancare lo sguardo agli astanti attorno. Persone che non si accontentano di essere spettatori. Ogni loro passo è un terremoto, lascia solchi profondi, così che possano essere seguiti da altri. Come le comete, seguono una strada, si muovono apparentemente in una direzione altra, velocissima e impercettibile, che muove il desiderio e sprona alla sequela.

Ebbene. Il pastore Lucio Schirò (18771961) non era tra queste. O meglio. Fu per molti una cometa, luminosissima, ma tutt’altro che evanescente.

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La resistenza delle donne, politica nuova a 360 gradi

Di Letizia Tomassone

Movimenti femministi, liberazione delle coscienze e diritti nel libro di Federica Tourn.

Un diversificato paesaggio di resistenze femminili viene disegnato attraverso gli incontri che Federica Tourn racconta nel suo libro Rovesciare il mondo. I movimenti delle donne e la politica. Resistenza alle destre religiose e politiche che in molte parti del mondo cercano di riproporre un ordine cosiddetto “naturale”; resistenza alle violenze e al controllo del corpo femminile; resistenza in nome della libertà riproduttiva e della libertà di movimento e di pensiero.

Sono l’audacia e la fiducia di poter rovesciare il potere patriarcale ciò di cui parla il libro. Una utopia immaginata e a tratti messa in pratica, come nei villaggi curdi egualitari e democratici. Alcune storie raccontate nella scrittura felice di Federica Tourn sono più scure, dominate da cappe di oppressione da cui i movimenti di donne cercano libertà. È questo il caso del movimento Femen ma anche delle donne che in Polonia si battono contro leggi antiabortiste e liberticide. Altre storie sono piene di fiducia perché raccontano spazi di libertà vissuti pienamente, come l’esperienza svedese.

In questo libro si rende visibile un lavoro giornalistico durato a volte anni, di incontri che Federica Tourn ha cercato e poi ritrovato, di interviste e scavo nelle fonti, come nel caso del Tribunale delle donne di Sarajevo. Un lavoro che l’autrice dispiega davanti a noi a partire da uno sguardo di donna, capace di abitare i margini di un mondo non fatto per essere abitato dalle donne, ma in cui esse aprono continuamente delle brecce per poter respirare un’aria di libertà che coinvolge tutti.

Un tema specifico che sta a cuore all’autrice è quello dell’aborto. Perché porta con sé il tema del controllo del corpo femminile, perché affonda le radici in concezioni religiose che legittimano il dominio maschile sulla generatività femminile. Il divieto di aborto è diventato un’ossessione dei governi eletti negli ultimi tempi e dei movimenti pro-life in ogni parte d’Europa e negli Stati Uniti. Questo tema ha degli accenti specifici in Italia, legato com’è all’obiezione di coscienza dei medici e a movimenti di destra come quello che ha organizzato il congresso di Verona 2019.

Sembrano rinverdire lo slogan fascista “Dio, patria e famiglia” facendo opposizione a qualsiasi forma di famiglia che non sia quella eterosessuale e patriarcale, secondo loro sanzionata dalle radici bibliche (queste sconosciute, viene da dire!). Si crea così un fronte antiabortista molto “ecumenico” (evangelici, cattolici, ortodossi, ma anche ebrei e musulmani) contro le nuove forme di famiglia e di amore e contro tutte le identità libere dall’eteronormatività. Scrive la filosofa politica Giorgia Serughetti citata dall’autrice: «Al di là dell’esigenza mai sopita di mantenere sotto controllo la sessualità femminile, oggi questi movimenti hanno cambiato strategia, puntando sulla preoccupazione per la denatalità: giocano meno sulla sponda del divieto morale e fanno leva sull’insicurezza economica e sociale», sostenendo quindi politiche anche razziali, con lo spauracchio della sostituzione di popolazioni migranti molto più giovani e attive a quella europea più vecchia e benestante.

Il libro oscilla quindi tra pagine più politiche che affrontano i nodi del razzismo e del patriarcato, e pagine in cui il racconto si fa più narrativo. A questo si aggiungono alcune interviste dedicate alla situazione italiana e alla Casa internazionale delle donne di Roma. Nel dibattito femminista italiano, preso tra il pensiero della differenza, che difende categorie ontologiche del femminile e rifiuta anche di sostenere la legge Zan, vista come portatrice di confuse definizioni identitarie, e i movimenti per i molteplici diritti sessuali, l’autrice si schiera con il movimento “Non una di meno”. E la sua attenzione va soprattutto verso le nuove generazioni di donne, alcune giovanissime come Greta Thunberg e le ragazze dei Fridays for Future.

C’è spazio anche per la chiesa cristiana in questa rassegna, non solo in quanto fautrice in molti modi di una legittimazione patriarcale del mondo, ma anche attraverso la pratica delle attiviste tedesche di Maria 2.0, un movimento nato dall’indignazione per gli abusi sessuali nella chiesa cattolica. Il capitolo sulla Tunisia illustra invece la battaglia per diritti di cittadinanza e di eredità da parte di donne nel contesto di un Islam moderato, che fa da contesto sociale e da fede personale. Questo libro ci porta anche a riflettere sul rapporto tra cittadinanza e fede, tra diritti civili e personali e visioni religiose.

La potente introduzione narrativa sulla sorte di Flavian e delle schiave domestiche in Libano illustra nel modo migliore come la collocazione occidentale faccia anche delle femministe delle possibili complici in un mondo interrelato. Mostra nei fatti che cosa significa intersezionalità, identità occidentale, schiavitù postmoderna. Aspirare alla ribellione è allora la cifra di questo libro, che si presenta come una risorsa di resistenza che impegna a prendere parte, e a non accettare l’erosione dei diritti delle donne in nessuna parte del mondo.

* F. Tourn. Rovesciare il mondo. Palermo, ed. Aut Aut 2020, pp. 299, euro 16,00.

Foto di Paolo Ciaberta

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Patto migrazioni UE, l’esperienza e le preoccupazioni delle chiese

Torsten Moritz, segretario generale della Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (CCME) – cui aderisce anche la FCEI, spiega in un video le ragioni delle chiese: servono soluzioni durevoli, occorre confermare il diritto di chiedere asilo. Un appello alla solidarietà e per i passaggi sicuri.

Roma (NEV), 19 aprile 2021 – “I diritti delle persone che arrivano in Europa, i diritti dei migranti, sembrano venire per ultimi o non essere nemmeno presi in considerazione. Il problema fondamentale è le regole esistono ma non vengono implementate”. Lo ha detto in un video, a proposito del Patto UE sulle migrazioni, Torsten Moritz, segretario generale della Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (CCME) – cui aderisce anche la FCEI.

Moritz ha espresso apprezzamento per la risposta ecumenica al patto europeo sulle migrazioni, che comprende 12 diversi documenti e quasi 500 pagine di testo. Le preoccupazioni più centrali espresse dalla comunità ecumenica riguardano tuttavia il fatto che tale strategia debba “offrire soluzioni durevoli e confermare il diritto di chiedere asilo”. Le chiese ribadiscono inoltre un “forte appello alla solidarietà e ai passaggi sicuri”, come i corridoi umanitari, sul modello dell’esperienza attivata in Italia dalla FCEI con la Tavola Valdese e S. Egidio. Di seguito il video integrale:


Per maggiori informazioni sulla strategia europea: https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/promoting-our-european-way-life/new-pact-migration-and-asylum_it

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11 aprile. Formazione e pandemia… Come bere un bicchier d’acqua

Incontro di formazione gratuito, online, in vista dell’anniversario dei 70 anni del centro ecumenico internazionale in provincia di Torino, nelle valli valdesi. Domenica si parla di come gestire le relazioni in presenza dopo un anno di pandemia

Foto Manki Kim / Unsplash

Roma (NEV), 9 aprile 2021 – Si tiene domenica 11 aprile l’incontro gratuito su zoom del ciclo “AgAperitivi… Verso il Campo Formazione”.

Si tratta di una delle diverse iniziative proposte dal Centro ecumenico internazionale “Agape”, (nelle Valli valdesi, in provincia di Torino) in occasione dei 70 anni dalla sua fondazione.

Stiamo parlando di “Agape InVita”, un percorso di avvicinamento alla tre-giorni di festeggiamenti in presenza che si terrà all’inizio di settembre. Più precisamente, come si legge nella presentazione, “un ciclo di incontri online che ruota attorno a varie tematiche care al mondo agapino. Spiritualità. Volontariato. Vita comunitaria. Genere. Architettura. Formazione. Politica. Territorio”.

L’AgAperitivo della prossima domenica sarà un incontro dedicato alla formazione.

Appuntamento dalle 18 alle 20.

Titolo: Come bere un bicchier d’acqua! Come gestire le relazioni in presenza dopo un anno di pandemia?

Presentazione.

L’estate si avvicina e con la bella stagione arriva anche il desiderio di rivederci e proporre o partecipare ad attività in presenza, che siano ad Agape o in altri contesti. Ma come riprendere l’interazione dopo un anno di videocall e brevi incontri sporadici? In che modo gestire insieme e con responsabilità lo spazio in presenza, avendo cura non solo di tutelare noi, ma anche tutte le persone con cui lo andremo a condividere? Inoltre, quale margine per stare insieme in modo piacevole? L’incontro nasce dall’esigenza di apprendere e far nostro un approccio comunitario piuttosto che individualistico alla gestione delle relazioni in pandemia.

Gli incontri sono gratuiti e si terranno sulla piattaforma Zoom.

Per iscrizioni scrivete a: ufficio@agapecentroecumenico.org


Foto agapecentroecumenico.org

Agape, centro ecumenico internazionale

La storia di Agape nasce dalla necessità di riconciliazione e di incontro che dopo la seconda guerra mondiale era sentita non solo a livello nazionale ma anche internazionale. La voglia di pace e di ricostruzione hanno ispirato e guidato la realizzazione della struttura e del progetto stesso.

Agape è un progetto ambizioso nato dall’ispirazione del pastore valdese Tullio Vinay. Nato a La Spezia il 13 maggio 1909, Vinay fu senatore della Repubblica dal 1976 al 1983. Partecipò a una commissione d’inchiesta sui crimini in Sud Vietnam, promossa da Amnesty International e Pax Christi. Hanno collaborato alla costruzione e alla vita di Agape giovani e meno giovani da tutto il mondo e di tutte le religioni.

Per maggiori informazioni su Agape Centro Ecumenico: www.agapecentroecumenico.org

12 proposte di pace e disarmo per il Recovery Plan

Culto evangelico di Pasqua in Eurovisione

Domenica di Pasqua, 4 aprile, dalle 10 alle 11, si terrà su Rai 2, all’interno della trasmissione Protestantesimo, il Culto evangelico di Pasqua in eurovisione, trasmesso dalla Chiesa evangelica battista di Grosseto e celebrato dal pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

Foto di Bruno van der Kraan

Roma (NEV), 29 marzo 2021 – Domenica di Pasqua, 4 aprile, dalle 10 alle 11, si terrà su Rai 2, il Culto evangelico di Pasqua in eurovisione, trasmesso dalla Chiesa evangelica battista di Grosseto.

“Quali pensieri avranno accompagnato le donne all’alba di quel mattino, mentre andavano alla tomba di Gesù? Perchè gli undici discepoli accolgono con scetticismo la notizia della risurrezione, riferita loro dalle donne? Dal racconto che i due discepoli di Emmaus fanno al viandante sconosciuto – che più tardi si rivelerà essere il Risorto – emergono rassegnazione, disperazione, incomprensione per la fine tragica di un sogno… I personaggi di questa vicenda riprendono vita in un contesto evocativo che ripercorre, in stile narrativo, le ore drammatiche che hanno preceduto e seguito quell’alba di Pasqua”, si legge nella presentazione del culto.

Il culto sarà presieduto dal pastore della comunità, nonché presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Luca Maria Negro. Il coordinamento musicale sarà a cura di Alberto Annarilli e Francesco Iannitti, del Ministero musicale dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI). Al flauto Jana Hildebrandt, violoncello Michele Lanzini, pianoforte Francesco Iannitti Piromallo, soprano Silvia Striato, contralto Amanda Ferri, tenore Matteo Bagni, baritono Gabriele Spina. In esterna, canteranno elementi dell’associazione musicale Luigi Antonio Sabbatini di Albano Laziale e del coro Voice of Grace di Ariccia, diretti da Alberto Annarilli. Alle percussioni Matteo Martizzi.

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